{"id":278,"date":"2014-11-10T12:02:24","date_gmt":"2014-11-10T11:02:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/?p=278"},"modified":"2014-11-10T16:03:19","modified_gmt":"2014-11-10T15:03:19","slug":"rincorrendo-lutopia-delluguaglianza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/?p=278","title":{"rendered":"Rincorrendo l&#8217;utopia dell&#8217;uguaglianza"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi decenni del XX secolo nei Paesi occidentali abbiamo assistito a una rivoluzione concettuale fondata su manipolazioni del linguaggio, cio\u00e8 la sostituzione del concetto di differenza sessuale con il termine indeterminato <em>gender<\/em>. In sostanza, alcuni intellettuali e politici hanno cercato di rendere concreta e condivisa l\u2019affermazione del famoso libro di Simone de Beauvoir <em>Il secondo sesso<\/em>: \u00abDonne non si nasce, ma si diventa\u00bb. Le ragioni che hanno permesso e favorito il sorgere di questa nuova ideologia sono molte, e di diversa natura. Da una parte, la caduta del muro di Berlino, a cui \u00e8 pochi anni dopo seguita la grave recessione economica mondiale, hanno messo in crisi tutti gli apparati ideologici che avevano intessuto la via politica: crollano infatti tutti i tipi di ideologia comunista e socialista, e poi anche il liberalismo capitalista. In questo vuoto, la caccia a nuovi valori con cui giustificare le scelte politiche ha portato a una sorta di divinizzazione dei Diritti umani, che da obiettivo che le societ\u00e0 si dovevano porre sono diventati i valori guida indiscutibili, anche se spesso manipolati, subendo un ampliamento e una trasformazione. L\u2019utopia dell\u2019uguaglianza, che aveva animato la lotta politica dell\u2019Ottocento e del Novecento, rinasce in settori prima marginali, come il femminismo, che\u00a0\u00a0 diventa cos\u00ec una forma ideologica centrale, capace di riempire il vuoto lasciato dal fallimento delle ideologie comuniste. Per rafforzarsi, il femminismo doveva costituirsi come ideologia utopica che si richiamava all\u2019utopia dell\u2019uguaglianza, e doveva avere una conferma \u00abscientifica\u00bb, cos\u00ec come il comunismo di Marx, che si era autodichiarato \u00absocialismo scientifico\u00bb. La teoria del <em>gender<\/em> \u00e8 un\u2019ideologia a sfondo utopistico basata sull\u2019idea, gi\u00e0 propria delle ideologie socio-comuniste e fallita miseramente, che l\u2019eguaglianza costituisca la via maestra verso la realizzazione della felicit\u00e0. Negare che l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 divisa tra maschi e femmine \u00e8 sembrato un modo per garantire la pi\u00f9 totale e assoluta eguaglianza \u2013 e quindi possibilit\u00e0 di felicit\u00e0 \u2013 a tutti gli esseri umani. Nel caso della teoria del <em>gender<\/em>, all\u2019aspetto negativo costituita dalla negazione della differenza sessuale, si accompagna un aspetto positivo: la totale libert\u00e0 di scelta individuale, mito fondante della societ\u00e0 moderna, che pu\u00f2 arrivare anche a cancellare quello che veniva considerato, fino a poco tempo fa, come un dato di costrizione naturale ineludibile. La teoria del <em>gender <\/em>comprende quindi un aspetto politico (la realizzazione dell\u2019uguaglianza e la possibilit\u00e0 senza limiti di scelta individuale), un aspetto storico-sociale (la giustificazione a posteriori della fine del ruolo femminile nelle societ\u00e0 occidentale) e un aspetto filosofico-antropologico pi\u00f9 generale, cio\u00e8 la definizione di essere umano e il rapporto fra questo e la natura. L\u2019ideologia del <em>gender<\/em> \u00e8 dunque una delle tante derive che ha preso l\u2019utopia dell\u2019uguaglianza. Scrive infatti Michael walzer: \u00abAlla radice, il significato dell\u2019uguaglianza \u00e8 negativo\u00bb, mira a eliminare non tutte le differenze ma un insieme particolare di differenze, \u00ab\u00bbche varia secondo l\u2019epoca e il luogo. La trasformazione sociale in corso sta muovendosi verso la cancellazione di tutte le differenze \u2013 anche di quella, fondamentale in tutte le culture, fra donne e uomini \u2013 con un ritmo che si \u00e8 fatto sempre pi\u00f9 veloce dopo la diffusione degli anticoncezionali chimici, negli anni Sessanta. La separazione fra sessualit\u00e0 e riproduzione, infatti, ha permesso alle donne di adottare un comportamento sessuale di tipo maschile \u2013 che forse non si adatta alla natura femminile, e dunque probabilmente non contribuisce ad aumentare la felicit\u00e0 delle donne, anche se questo \u00e8 un altro discorso &#8211; e quindi di svolgere dei ruoli maschili rimuovendo ogni ostacolo, \u00e8 cio\u00e8 abolendo anche la maternit\u00e0. La separazione fra sessualit\u00e0 e procreazione ha provocato una separazione fra procreazione e matrimonio, e quindi anche fra sessualit\u00e0 matrimonio: possiamo cogliere qui le condizioni per l\u2019affermarsi dei \u00abdiritti\u00bb al matrimonio e al figlio avanzati dai gruppi omosessuali, e strettamente collegati all\u2019idea di <em>gender<\/em>, cio\u00e8 alla negazione dell\u2019identit\u00e0 sessuale \u00abnaturale\u00bb. Come il filosofo francese Marcel Gauchet ha messo in luce, queste trasformazioni hanno profonde conseguenze sul piano sociale: se la sessualit\u00e0 smette di essere un problema collettivo collegato al prolungamento del gruppo umano nel tempo, e diventa un affare privato ed espressione della propria individualit\u00e0, ne discende ovviamente una crisi dell\u2019istituto famigliare e un cambiamento nello statuto dell\u2019omosessualit\u00e0. Mentre una volta, infatti, era la famiglia che produceva il figlio come ovvia conseguenza dell\u2019attivit\u00e0 sessuale dei coniugi, oggi sempre pi\u00f9 spesso \u00e8 il figlio desiderato che crea la famiglia. E pu\u00f2 essere considerata famiglia quella di chiunque desideri un figlio. Circa cinquanta anni dopo che la de Beauvoir aveva scritto quella frase, la sua idea sembrava finalmente trionfare. Se le identit\u00e0 sessuali sono solo costruzioni culturali, \u00e8 possibile decostruirle, ed \u00e8 quello che si propongono di fare movimenti femminili e omosessuali. La chiave della rivoluzione del <em>gender <\/em>\u00e8 il linguaggio, come si deduce da qualche ordinamento giuridico, dove solo cambiando qualche termine &#8211; \u00abgenitore\u00bb invece di \u00abmadre\u00bb e \u00abpadre\u00bb, \u00abparentalit\u00e0\u00bb invece di \u00abfamiglia\u00bb &#8211; si \u00e8 riusciti a cancellare nei documenti la famiglia naturale. Con un\u2019altra operazione artificiosa si sostituiscono \u00absesso\u00bb con \u00absessualit\u00e0\u00bb e \u00absessuato\u00bb con \u00absessuale\u00bb, per confermare che non conta la realt\u00e0, ma solo l\u2019orientamento del desiderio. Come per\u00f2 ricorda lo studioso Xavier Lacroix, rimane invece indispensabile \u00abriconoscere l\u2019apporto che il carnale da al simbolico e al relazionale\u00bb: capire cio\u00e8 che l\u2019ancoraggio fisico della paternit\u00e0 in un corpo maschile e della maternit\u00e0 in un corpo femminile costituisce un dato di fatto irriducibile e strutturante che deve essere recepito non solo come un limite, ma come una fonte di significato. Bisogna ammettere che al di l\u00e0 dello spermatozoo o dell&#8217;ovulo c&#8217;\u00e8 qualcuno, mentre mentre il concetto di omoparentalit\u00e0 elimina qualunque leggibilit\u00e0 carnale dell&#8217;origine. I diversi sistemi di parentela che esistono al mondo hanno variamente articolato il fisico e il culturale, ma li hanno sempre articolati, perch\u00e9 la sfida centrale della famiglia consiste proprio nel tenere insieme coniugalit\u00e0 e parentela. Si tratta quindi di una vera e propria sfida antropologica al fondamento naturale non solo della nostra societ\u00e0 ma di tutte le societ\u00e0 umane, come dimostra la critica avviata dai teorici del <em>gender <\/em>(per esempio, dalla filosofia americana Judith Butler) a L\u00e9vi-Strauss e a Freud, colpevoli di avere fondato i loro sistemi di pensiero sulla differenza sessuale fra donne e uomini. E la demonizzazione di ogni tipo di differenza non solo si basa su una utopia di uguaglianza proposta come via maestra verso la felicit\u00e0 \u2013 un&#8217;utopia che senza dubbio ha le sue origini proprio in quella socialista che ha mostrato le sue disastrose realizzazioni nel secolo appena trascorso \u2013 ma in questo caso si arriva a un esisto estremo del pensiero decostruzionista, e cio\u00e8 alla negazione dell&#8217;esistenza della natura stessa. Se ogni tipo di differenza, sancita da una definizione sociale, \u00e8 letto come un sistema di potere, sulla scorta di Foucault, si pu\u00f2 vedere in ogni superamento di paradigma un momento evolutivo di liberazione, secondo una nuova forma di darwinismo sociale. Le forme pi\u00f9 diffuse e pi\u00f9 facilmente visibili di relazioni affettive e sessuali sono cos\u00ec considerate come quelle evolute, che quindi devono imporsi, mentre l&#8217;\u00abeterocentrismo\u00bb viene considerato un momento della storia dello sviluppo umano ormai non pi\u00f9 adatto e da superare. L&#8217;ideologia del <em>gender <\/em>\u00e8 stata recepita con entusiasmo soprattutto dalle organizzazioni internazionali, perch\u00e9 corrisponde alla politica di allargamento dei diritti individuali che \u00e8 considerata il fondamento della libert\u00e0 democratica: il problema del genere \u00e8 stato al centro della battaglia politica nelle conferenze Onu del Cairo e di Pechino. \u00c8 una storia poco conosciuta, cio\u00e8 come \u2013 per esprimersi con le parole dell&#8217;Istituto di ricerca per l&#8217;avanzamento delle donne (Instraw) &#8211; \u00abadottare una prospettiva di genere significa (\u2026) distinguere tra quello che \u00e8 naturale e biologico da quello che \u00e8 costruito socialmente e culturalmente, e nel processo rinegoziare tra il naturale \u2013 e la sua relativa flessibilit\u00e0 \u2013 e il sociale, e la sua relativa modificabilit\u00e0\u00bb. In sostanza, significa negare che le diversit\u00e0 fra donne e uomini siano naturali, e sostenere invece che sono costruite culturalmente, e quindi possono essere modificate a seconda del desiderio individuale. L&#8217;adozione di una \u00abprospettiva di genere\u00bb \u00e8 stata la linea ideologica adottata con forza da alcune delle principale agenzie dell&#8217;Onu e dalle Ong che si occupano di controllo demografico, con il sostegno della maggior parte delle femministe dei Paesi occidentali, ma con l&#8217;opposizione dei molti gruppi nati a difesa della maternit\u00e0 e della famiglia. Da qui il termine <em>gender<\/em> (che \u00e8 pi\u00f9 elegante e neutro di \u00absesso\u00bb) non sole \u00e8 entrato nel nostro linguaggio, ma \u00e8 usato addirittura nella denominazione di un filone di ricerca accademica \u2013 i <em>Gender Studies \u2013<\/em> spesso per\u00f2 nell&#8217;inconsapevolezza del suo rivoluzionario significato ideologico-culturale. Eppure, come gli studi scientifici hanno dimostrato e continuano a dimostrare, parlare di identit\u00e0 maschile e di identit\u00e0 femminile ha senso innanzitutto proprio dal punto di vista biologico, oltre infondata la teoria del <em>gender <\/em>sottintende una visione politica estremamente pericolosa, facendo credere che la differenza sia sinonimo di discriminazione. Eppure, il principio di uguaglianza non richiede affatto di fingere che tutti siano uguali: solo nella misura in cui l&#8217;esistenza della differenza venga effettivamente riconosciuta e considerata, si potr\u00e0 realmente dare a tutti, allo stesso modo e in pari grado, piena dignit\u00e0 e uguali diritti. Nulla di nuovo, sia chiaro: e da tempo che il diritto e la filosofia vanno ribadendo che l&#8217;autentico significato del principio di uguaglianza risieda non nel disconoscere le caratteristiche individuali, fingendo un&#8217;omogeneit\u00e0 che non esiste, ma, al contrario, stia proprio nel dare a tutti le stesse opportunit\u00e0. Il laico Norberto Bobbio affermava che gli uomini non nascono uguali: \u00e8 compito dello Stato metterli in condizione di divenirlo. Come ribadiscono, tra gli altri, la Chiesa cattolica e parte del femminismo, la vera uguaglianza si verifica non solo quando soggetti uguali vengono trattati in modo uguale, ma anche quando soggetti diversi vengono trattati in modo uguale. La parit\u00e0 tra i sessi non si ottiene certo facendo entrare le donne in una categoria astratta di individuo (categoria che, tra l&#8217;altro, non esiste, essendo tarata sul modello maschile), ma si aggiunge partendo dal presupposto che la societ\u00e0 \u00e8 composta da cittadini e da cittadine. Una critica radicale dell&#8217;ideologia del <em>gender<\/em> intesa come teoria dell&#8217;uguaglianza si \u00e8 sviluppata infatti all&#8217;interno del femminismo: da una parte, nel femminismo americano si \u00e8 incominciato a individuare una diversa etica, maschile e femminile. Ma da altre intellettuali femministe l&#8217;esistenza di una differenza femminile viene negata, anche quando questa differenza \u00e8 proposta in senso positivo, come moralit\u00e0 superiore fondata sull&#8217;etica della cura, in contrapposizione alla differenza maschile della giustizia e dei diritti, come ha sostenuto la filosofa Carol Gilligan. Questa tesi, infatti, \u00e8 stata sottoposta a una critica serrata da un&#8217;altra filosofa, Joan Tronto, che considera la predisposizione alla cura solo come una costruzione culturale. Traspare da questa disputa l&#8217;ansia di alcune femministe che, nel tentativo di porre fine alla condizione marginale delle donne nella societ\u00e0, preferiscono rinnegare la differenza femminile in cambio di una \u00abneutralit\u00e0\u00bb che sembra loro pi\u00f9 rassicurante. Dimenticando \u2013 come scrive Sylvane Agacinscki \u2013 che \u00abci\u00f2 che fonda la parit\u00e0 \u00e8 l&#8217;universale dualit\u00e0 del genere umano\u00bb, cio\u00e8 proprio il porre \u00abla differenza sessuale come differenza universale\u00bb. Questa linea critica \u00e8 stata approfondita da Eva Kittay (<em>la cura dell&#8217;amore,<\/em> Vita e Pensiero, 2010). l&#8217;autrice parte da una delle domande chiave del femminismo: come mai le donne, anche quando hanno ottenuto uguali diritti, non ottengono una uguaglianza di fatto nella societ\u00e0? Perch\u00e9 l&#8217;uguaglianza si \u00e8 dimostrata cos\u00ec irraggiungibile per le donne? Kittay risponde dicendo che l&#8217;uguaglianza \u00e8 possibile solo per le donne che non hanno responsabilit\u00e0 di cura, e forse non \u00e8 il tipo di uguaglianza che le donne desiderano. Secondo Kittay si pu\u00f2 delineare una critica dell&#8217;ideale di uguaglianza che chiama \u00abcritica della dipendenza\u00bb. Tale critica della dipendenza \u00e8 una critica femminista dell&#8217;uguaglianza e sostiene che la concezione della societ\u00e0 vista come associazione di eguali maschera o occulta ingiuste dipendenze, legate all&#8217;infanzia, alla vecchiaia,alla malattia e alla disabilit\u00e0. \u00c8 necessario quindi cercare di chiarire un&#8217;idea di uguaglianza tanto radicale da abbracciare la dipendenza, perch\u00e9 nessuna cultura estesa oltre una generazione pu\u00f2 considerarsi al sicuro dalle esigenze della dipendenza. La Kittay afferma quindi che l&#8217;uguaglianza sar\u00e0 sempre formale, o addirittura vacua, finch\u00e9 la prospettiva della differenza non sar\u00e0 riconosciuta e incorporata nel tessuto della teoria e della pratica politica, anche se \u00e8 ben consapevole della difficolt\u00e0 di questo, perch\u00e9 l&#8217;incontro con la dipendenza \u00e8 raramente ben accolto tra loro che si nutrono di libert\u00e0 ideologica, di autosufficienza e di uguaglianza. Con la creazione delle utopie di uguaglianza e di autonomia individuale, abbiamo costruito delle finzioni che ci danneggiano, perch\u00e9 fondate su un ideale che presuppone indipendenza, ben lontano dalla realt\u00e0. Le donne sanno ormai, sostiene Kittay, che la neutralit\u00e0 di genere non far\u00e0 che perpetuare quelle differenze che sono gi\u00e0 in gioco. Se, d&#8217;altra parte, mettiamo in evidenza la differenza, corriamo il rischio di ridurre le donne a mere vittime. \u00c8 nota la posizione della Chiesa rispetto a questo tema, ben chiarita dalla <em>Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla collaborazione dell&#8217;Uomo e della Donna nella Chiesa e nel mondo<\/em> dell&#8217;allora cardinale Ratzinger. \u00c8 interessante per\u00f2 ritrovare elementi di questa polemica contro il <em>gender<\/em> anche in molte femministe laiche, che contribuiscono alla creazione di una opinione pubblica critica nei confronti dell&#8217;introduzione di questo termine nei testi pubblici e delle leggi che ne derivano. Ci sono inoltre delle contraddizioni interne alla societ\u00e0 contemporanea che rendono difficili una vera applicazione della teoria del <em>gender, <\/em>contro cui si scontrano anche gli organismi internazionali. Come segnala Giulia Galeotti (<em>Gender Genere, <\/em>Viverein, 2010), infatti, i nodi irrisolti sono almeno tre: in primo luogo oggi si assiste a un incremento di femminilit\u00e0 e mascolinit\u00e0 nelle donne e negli uomini occidentali, anche nel vestire prevalgono di meno i soggetti indistinti; in secondo luogo la scarsa presenza in Parlamento. La volont\u00e0 di dividere il potere fra uomini e donne pu\u00f2 essere legittima solo se si ammette che il sesso non \u00e8 un tratto sociale ma un tratto differenziato universale; infine la questione dell&#8217;aborto, in cui le legislazioni stabiliscono che solo la donna decide. Ma se \u00e8 cos\u00ec, allora le donne esistono!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>\u00a0<\/em>(tratto da <em>L\u2019Osservatore Romano<\/em>, gioved\u00ec 10 febbraio 2011)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi decenni del XX secolo nei Paesi occidentali abbiamo assistito a una rivoluzione concettuale fondata su manipolazioni del linguaggio, cio\u00e8 la sostituzione del concetto di differenza sessuale con il termine indeterminato gender. 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