{"id":301,"date":"2014-11-20T11:59:04","date_gmt":"2014-11-20T10:59:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/?p=301"},"modified":"2024-06-26T09:05:15","modified_gmt":"2024-06-26T07:05:15","slug":"edith-stein","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/?p=301","title":{"rendered":"Edith Stein"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La passione per l&#8217;intero di Edith Stein<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Edith Stein nacque a Breslavia il 12 ottobre 1891, nel giorno dello Yom Kippur, la festa del Perdono, era tedesca di lingua e di cultura ma di stirpe ebraica, allora molto sospettata. Il padre, commerciante di legname, mor\u00ec quando Edith aveva solo due anni, fu la madre, anche lei figlia di commercianti, a portare avanti brillantemente gli affari e a mantenere i suoi sette figli. Il fascino della madre su Edith veniva dalle qualit\u00e0 straordinarie di quella donna, signora della casa e intraprendente negli affari, tuttavia questa non riusc\u00ec a trasmettere i valori dell&#8217;ebraismo ai propri figli. La sua era una famiglia di antica tradizione ebraica, seguivano i ritmi religiosi, ma in modo piuttosto superficiale, soltanto la madre, Edith e un&#8217;altra sorella compivano tutto con dignit\u00e0 e convinzione, era invece evidente che gli altri non prendevano sul serio le cose sacre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Edith da sempre am\u00f2 il sapere, era una ragazza sveglia e gi\u00e0 molto colta quando, tra i quindici e sedici anni, le venne un senso di profondo rifiuto, entr\u00f2 in una crisi che la trasse fuori dall&#8217;immaturit\u00e0 umana di quell&#8217;et\u00e0 spingendola verso un precoce ateismo abbastanza convinto. Trovava troppo esteriore e formalistico ci\u00f2 che si usava fare in sinagoga, trovava che, almeno tra gli ebrei della Bassa Slesia, si mancasse di una vera spiritualit\u00e0: erano aridi e tendevano a un praticismo che chiamavano concretezza, anzi scientificit\u00e0. Per loro contava la ragione, non la fede. E ormai anche Edith stava prendendo quell&#8217;orientamento.<br \/>\nAll&#8217;universit\u00e0 di Breslavia, nel corso dello psicologo Stern, Edith \u00e8 incuriosita dalla psicologia razionale della Scuola di Wurzburg, in particolare da Edmund Husserl. Dopo aver studiato i due tomi di \u201cRicerche logiche\u201d si convinse di voler seguire le sue lezioni a Gottinga, poich\u00e9 l\u00ec \u201c&#8230;si studiano le anime, non i libri. Si entra nel profondo della persona per vederne le reazioni e le contraddizioni\u201d . La sua indipendenza e la sua coerenza nella ricerca intellettuale e morale sono le due molle che le danno la forza di allontanarsi da casa e dall&#8217;ambiente di Breslavia e di iniziare il nuovo periodo di studi a Gottinga. Entra cos\u00ec nell&#8217;ambiente filosoficamente fecondissimo di Husserl, nato come scienziato e matematico, passato poi alla filosofia, di matrice ebraica, convertito alla visione cristiana della vita soprannaturale, fondatore della Scuola Fenomenologica.<br \/>\nProprio allora cominci\u00f2 ad occuparsi del tema dell&#8217;empatia (Einfuhlung), si professava agnostica e realista, ma era colpita dai valori cristiani che iniziava ad intuire, qualcosa andava cambiando dentro di lei, iniziava a traballare il suo razionalismo, o meglio la tendenza di ridurre tutto alla ragione e il credere che con essa tutto si spieghi. La passione per la verit\u00e0, che \u00e8 il tratto tipico di Edith Stein, prende corpo in un ambiente senza pregiudizi, attento all&#8217;esperienza umana in tutte le sue forme, rispettoso verso tutti i vissuti, anche quelli religiosi. La religione viene rivalutata nel suo essere un vissuto serio e profondo.<br \/>\nHusserl stesso le chiese di fare con lui la tesi di laurea, le chiese di verificare quanto fosse vero che \u201cun mondo esterno oggettivo pu\u00f2 essere ben captato e sperimentato solo in un rapporto tra vari soggetti\u201d che si scambino le loro reazioni e arrivando cos\u00ec ad un livello pi\u00f9 alto di quello che ciascuna di esse pu\u00f2 raggiungere da sola. Avrebbe dovuto approfondire in cosa consisteva questa esperienza interdipendente confrontando il pensiero di Husserl con quello di Teodoro Lipps. Consegu\u00ec il titolo di \u201cdottoressa in filosofia\u201d nel gennaio del 1915, con la massima lode, e in aprile si offr\u00ec come volontaria della Croce Rossa, fu chiamata in Austria, sui Carpazi, dove la guerra infieriva con molti morti.<br \/>\nAl suo rientro riallacci\u00f2 i rapporti con Husserl, conobbe Heidegger e collabor\u00f2 alle sue opere. Rivedendo la sua tesi ebbe la sensazione che fosse tutta da rifare, avrebbe voluto capire veramente cosa fosse davvero l&#8217;empatia. Approfond\u00ec ulteriormente questa tematica scrivendo la tesi di dottorato \u201cIl problema dell&#8217;empatia\u201d nel 1917 e Husserl, comprendendo l&#8217;acutezza della dissertazione, le riconobbe la \u201csumma cum laude\u201d e la scelse come sua assistente.<br \/>\nNell&#8217;estate di quello stesso anno ricevette da una cara amica una tremenda notizia: suo marito, un giovane professore che molto aveva fatto per Edith, era morto in guerra. Edith si precipit\u00f2 a portare il suo conforto alla giovane donna, ma non trov\u00f2 la disperazione che si aspettava. L&#8217;amica era di una forza e serenit\u00e0 inspiegabili umanamente. L&#8217;anno precedente, assieme al marito, si era convertita dall&#8217;ebraismo al cristianesimo e l&#8217;incontro con Cristo, con il mistero della sua passione, morte e risurrezione le dette nuovi parametri di vita e una ragione pi\u00f9 alta per accettare quei momenti drammatici. Questa fede interrog\u00f2 Edith e il suo sistema di falsa neutralit\u00e0 e indifferenza religiosa, pi\u00f9 tardi disse che in quel momento la luce di Cristo spuntava nel suo cuore.<br \/>\nIl primo frutto del suo lavoro con Husserl fu la preparazione per la stampa di \u201cLa coscienza del tempo\u201d, non si trattava solo di far da segretaria al filosofo, andava infatti gi\u00e0 maturando sempre pi\u00f9 idee sue che confrontava con il suo maestro e con altri illustri filosofi del tempo come Heidegger, che studi\u00f2 con lei a Gottinga e con cui discusse l&#8217;impostazione di un proprio libro, che stava imbastendo ma che fin\u00ec molto tempo dopo: \u201cEssere finito ed Essere eterno\u201d. A muoverla non era il gusto delle pure nozioni, ma l&#8217;amore della verit\u00e0. Un more forte che non si fondava solo sull&#8217;intelligenza, scrisse in seguito:\u201d la sete di sapere era, per il momento, la mia unca forma di orazione\u201d; e: \u201cchi cerca la verit\u00e0, consapevole o no, cerca Dio\u201d, espressione rivolta a proposito di Husserl che molti aveva suggestionato portandoli alla conversione. Intanto Edith non era tra quelli, anzi i rapporti con il suo maestro si facevano sempre pi\u00f9 faticosi, restava una sua discepola devota, ma ugualmente critica e gi\u00e0 entro il primo semestre di servizio aveva in mente di far valere le sue posizioni filosofiche che in parte differivano da quelle di Husserl. Fu cos\u00ec che nel febbraio del 1918 gli comunic\u00f2 di volersi ritirare dalle sue mansioni.<br \/>\nA Bergzabern, nel Palatinato, in una delle regioni pi\u00f9 cattoliche della Germania, durante una sua visita a degli amici nel periodo delle vacanze, ebbe una sera l&#8217;occasione di rimanere sola nella biblioteca della famiglia che la ospitava, senza scegliere prese il primo libro che le capit\u00f2 sotto mano: Vita di santa Teresa d&#8217;Avila, scritta da lei stessa. Quando chiuse il libro confess\u00f2 a se stessa: Questa \u00e8 la verit\u00e0!\u201d, era l&#8217;estate del 1921. Quel mattino, dopo una notte insonne, si rec\u00f2 in citt\u00e0 e compr\u00f2 due libri che certo non prese a caso: un catechismo cattolico e un messalino. Fu battezzata nel Capodanno del 1922 da mons. Schwind, vicario generale della diocesi, che rimase profondamente colpito dalla profonda cultura teologica della giovane.<br \/>\nAnche dopo la sua conversione continu\u00f2 in quello che nella sua stessa scuola di psicologia e filosofia si seguiva, creare cio\u00e8 un rapporto veramente \u201cempatico\u201d delle persone con le verit\u00e0 cristiane. Don Conrad Karl Schwind, nipote di mons. Schwind, confermava: \u201cQuanto grande fosse il suo desiderio di arrivare alla Verit\u00e0 \u00e8 dimostrato dalla sua conversione, dal suo continuo studiare e dalla sua indefessa ricerca di Dio\u201d .<br \/>\nTra i suoi amici anche i pi\u00f9 superficiali notarono il cambiamento di Edith, ad essi spieg\u00f2 le nuove disposizioni con cui affrontava la vita interna e scientifica, certo quel che aveva sempre sostenuto Husserl e ribadito Max Scheler, psicologo con cui manteneva un profondo rapporto di stima, e cio\u00e8 che bisognava guardare la verit\u00e0 senza pregiudizi e che \u00e8 del tutto possibile coltivare la scienza ed essere credenti cattolici , lo fece suo.<br \/>\nRiesaminando tutta la fenomenologia disponeva ora di una capacit\u00e0 critica molto accresciuta rispetto agli anni in cui si confrontava con Husserl, nuove idee la sostenevano penetrando il pensiero di san Tommaso, l&#8217;Aquinate che diceva cose antiche e ancora nuove.<br \/>\nIn particolare fece sua la nozione di partecipazione, atteggiamento tipico della filosofia cristiana che traduce il dato creazionale come tipicit\u00e0 dell&#8217;essere degli enti. Da qui deriva la nozione di \u201ctrascendentale\u201d adottata da Edith e la sottolineatura della \u201cforma\u201d nella sua antropologia. Tradusse con fedelt\u00e0 le opere di San Tommaso cominciando dalle Questiones disputatea de veritate, che complet\u00f2 nel 1928, e pubblicando due volumi in un&#8217;edizione arrivata qualche anno dopo. San Tommaso interessava a Edith per se stesso e per il confronto che lei riusc\u00ec a stabilire con la fenomenologia di Husserl e in particolare con l&#8217;empatia, tema di speciale attenzione per lei che scrisse il libro \u201dL&#8217;empatia nella filosofia\u201d nel 1917. Anche nell&#8217;introduzione del suo \u201cEssere finito ed Essere eterno\u201d emerge l&#8217;intima necessit\u00e0 di confrontare i modi diversi di filosofare espressi da Husserl e san Tommaso, intuizioni preziose per la nostra riflessione che cercher\u00f2 di evidenziare nel prossimo capitolo.<br \/>\nAl suo amico Heidegger, Edith criticava una concezione del mondo senza Dio, nell&#8217;opera \u201cEssere ed esistere\u201d del 1927, e si augurava che trovasse un fondamento assoluto, Dio appunto. Rimproverava alla filosofia moderna di ritornare al naturalismo dell&#8217;antichit\u00e0 greca passando sotto silenzio la filosofia medioevale, ma si domandava anche se fosse possibile per la tradizione antica confluita nei cristiani medioevali far propria la problematica della impostazione della fenomenologia senza assumere insieme il suo idealismo trascendente. Salvando l&#8217;io sentiva di salvare la sua vocazione che era quella di rimanere dentro la modernit\u00e0, non rimase prigioniera del passato, ma riusc\u00ec ad abitare e oltrepassare la modernit\u00e0 salvando ci\u00f2 che di buono portava. Riconobbe ad esempio all&#8217;illuminismo razionalistico il valore della libert\u00e0 e l&#8217;importanza della ragione, Edith si sentiva libera ed era consapevole di essere un soggetto autonomo; del soggettivismo contemporaneo salv\u00f2 l&#8217;io inteso come soggetto pensante, consider\u00f2 una sfida la ricerca di quanto vi sia di inesplorato nella profondit\u00e0 dell&#8217;io.<br \/>\nIl 14 ottobre del 1938 Edith entr\u00f2 al Carmelo di Colonia, il nome che assunse fu Teresa Benedetta della Croce. La politica del Terzo Reich la costrinse a lasciare il Carmelo di Colonia e si trasfer\u00ec ad Echt, in Olanda, il 31 dicembre 1938. Alcuni mesi dopo la raggiunse anche la sorella Rosa in qualit\u00e0 di aiutante esterna. Edith e Rosa vennero arrestate il pomeriggio del 2 agosto 1942 e portate ad Amensfoort, campo di passaggio per Westerbork, campo dove Edith visse con intensit\u00e0 e la vide partire per Auschwitz dove mor\u00ec insieme alla sorella il 9 agosto.<br \/>\nEdith Stein \u00e8 stata beatificata a Colonia nel 1997 e canonizzata a Roma nel 1998.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;empatia nell&#8217;antropologia psicologica di Edith Stein<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Penetr\u00f2 in Edith la grande scoperta di Husserl: il mondo dei vissuti.<br \/>\nHusserl non nega, ma tiene in sospeso il mondo empirico cos\u00ec come esso \u00e8 concentrandosi piuttosto sulle modalit\u00e0 con le quali le cose sono date alla coscienza di ogni uomo, i vissuti appunto, esperiti da un io trascendentale.<br \/>\nIl mondo dei vissuti \u00e8 inteso come modalit\u00e0 universale con la quale si presentano i vissuti umani quando sono analizzati dall&#8217;io; non si tratta di biografie, ma dei modi universali con cui ogni uomo percepisce sia eventi cognitivi che affettivi ed emotivi.<br \/>\nIl luogo in cui si attuano i vissuti umani non \u00e8 unicamente la coscienza del proprio io, infatti un posto di prim&#8217;ordine \u00e8 dato anche dalla relazione, dall&#8217;intersoggettivit\u00e0, intesa come \u201csenso dell&#8217;altro\u201d, laddove emergono amore, odio, empatia, religione, linguaggio&#8230;: i vissuti di alterit\u00e0.<br \/>\nLa fenomenologia accolta da Edith Stein si basa sull&#8217;epoch\u00e8, l&#8217;osservazione rigorosa, un esercizio di pensiero finalizzato a rimuovere le ovviet\u00e0 e accogliere le essenze delle cose, cio\u00e8 i dati che non possono essere rimossi dal nostro pensare e che costituiscono l&#8217;universale della mente e degli affetti. L&#8217;intelletto si rivolge a ci\u00f2 che interroga considerandolo \u201caltro\u201d, senza interpretarlo in maniera previa, cos\u00ec facendo vengono svelati i pregiudizi che lo avrebbero condizionato e diventa possibile lasciar emergere la profondit\u00e0 dell&#8217;io. \u00c8 necessaria una profonda onest\u00e0 pensando alla verit\u00e0 non come un dato ottenuto una volta per tutte, ma come un cammino da percorrere.<br \/>\nL&#8217;antropologia di Edith Stein si \u00e8 sviluppata tenendo sempre conto dell&#8217;alterit\u00e0 e dell&#8217;interiorit\u00e0 delle relazioni mantenendo il contesto moderno della ricerca dell&#8217;orizzonte di senso. Per la Stein dietro l&#8217;io di ogni uomo c&#8217;\u00e8 Dio, l&#8217;io si rivela essere un mistero di relazione poich\u00e9, pur essendo autonomo e centro stesso di autonomia e di libert\u00e0, \u00e8 collegato con l&#8217;io-sono di Dio.<br \/>\nSolo l&#8217;uomo nella propria coscienza riconosce una dimensione interiore, dove si rimane uniti, pur nella dispersione del vivere, dove si \u00e8 in grado di pensare e di stare in intimit\u00e0 con se stessi. Ma l&#8217;io non pu\u00f2 essere pago di se stesso, tocca in s\u00e9 un&#8217;esperienza di vuoto che chiede di essere riempito:\u201dNell&#8217;io c&#8217;\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 grande dell&#8217;io\u201d, e pu\u00f2 essere riempito soltanto dall&#8217;io di Dio.<br \/>\nIntende la realt\u00e0 come essere, ma in relazione al senso dell&#8217;essere e alla coscienza. Pensa all&#8217;essere umano come Dasein, ma contrariamente alla concezione di Heidegger, l&#8217;io per la Stein \u00e8 persona, appartiene contemporaneamente all&#8217;anima e al corpo, \u00e8 unificato; inoltre rimane se stesso pur proiettandosi nel passato attraverso la memoria e nel futuro tramite la progettualit\u00e0, la sua \u00e8 un&#8217;antropologia attenta all&#8217;intero della vita umana.<br \/>\nNella sua concezione del senso dell&#8217;essere emerge il suo accostamento a San Tommaso, ma nulla della sua impostazione fenomenologica \u00e8 perso. Nel suo testo \u201cLa fenomenologia di Husserl e la filosofia di San Tommaso d&#8217;Aquino\u201d presenta la capacit\u00e0 del metodo fenomenologico di rinnovare la Scolastica.<br \/>\nL&#8217;essere di Tommaso diviene in Edith un esser-ci nel senso che l&#8217;essere finito \u00e8 in dialogo con l&#8217;Essere eterno e la persona umana \u00e8 il luogo particolare di tale dialogo, proprio nell&#8217;opera \u201cEssere finito ed Essere eterno\u201d la filosofa presenta il percorso che conduce il realismo tomista, senza mai semplificarlo, al recupero del nucleo critico della contemporaneit\u00e0: il senso del vivere.<br \/>\nL&#8217;originalit\u00e0 di Edith Stein, che emerge in tutte le sue opere, \u00e8 la relazione a partire dal senso dell&#8217;essere in cui i vissuti della coscienza sono sempre raccordati ai vissuti degli altri.<br \/>\nIl termine \u201cempatia\u201d, in tedesco \u201cEinfuhlung\u201d, non dev&#8217;essere banalizzato, nel circolo di Gottinga significava un oggetto in relazione alla propria interiorit\u00e0, trasmettendogli qualcosa di s\u00e9 e riconoscendo qualcosa di s\u00e9 stessi in esso. Nell&#8217;analisi degli stati di coscienza l&#8217;oggetto non viene solo percepito, ma sentito all&#8217;interno, rivissuto, animato, vissuto in relazione al proprio io. Per Edith Stein l&#8217;espressione traduceva una percezione comunionale dell&#8217;altro in quanto soggetto spirituale, una percezione dell&#8217;altro in quanto fonte di s\u00e9, non un&#8217;aggiunta, ma parte, fonte di s\u00e9.<br \/>\nLa Stein \u00e8 partita dall&#8217;analisi della tipologia della presenza: la presenza degli altri non \u00e8 come la presenza di un tavolo o di un fiume, l&#8217;altro non si limita a comparire nel mio orizzonte percettivo, ma si esprime nel mio orizzonte di vita.<br \/>\n\u201cQuando guardo una persona negli occhi, allora scopro per dir cos\u00ec il suo essere un io, dalla direzione dello sguardo si esprime l&#8217;orientamento spirituale\u201d . \u00c8 un&#8217;irruzione in me, un ignoto, nell&#8217;incontro vengono messi in discussione i confini di ci\u00f2 che chiamiamo \u201cio\u201d, l&#8217;empatia \u00e8 il nucleo della relazione, \u00e8 la base della relazione con l&#8217;altro. Empatia \u00e8 contemporaneamente \u201cio\u201d e \u201caltro\u201d, interiorit\u00e0 ed alterit\u00e0, \u00e8 il fondamento di tutti gli atti con cui viene colta la vita psichica altrui.<br \/>\nEmpatia \u00e8 \u201camore per\u201d, \u00e8 il viversi in relazione a qualcosa di altro da me. Spesso compiere determinati atti, avere determinati impulsi e desideri non vuol dire viverli; per viverli \u00e8 necessario un intimo assenso, o dissenso, alla profondit\u00e0 del nostro essere. Questo invece \u00e8 spesso mascherato da pretesti, giustificazioni e si svela o si tradisce attraverso turbamenti, piaceri o dispiaceri corporei. Il luogo dei significati \u00e8 l&#8217;anima, il vissuto dell&#8217;anima \u00e8 il bisogno di senso, di riempimento e di forza. Tutto ci\u00f2 non viene da se stessi.<br \/>\nL&#8217;empatia \u00e8 il segno visibile, la manifestazione della ricettivit\u00e0 senza la quale l&#8217;esperienza rimane chiusa nell&#8217;io, ma sulla superficie e non agisce mai in profondit\u00e0. E&#8217; il sentimento necessario a far contatto con la vita che si porta dentro di s\u00e9 ed \u00e8 sempre direzionata al massimo del significato, cio\u00e8 allo spirito. Solo la persona umana \u201csboccia verso l&#8217;interno\u201d, la spiritualit\u00e0 non \u00e8 astratta ed eterea, ma \u00e8 toccare il proprio s\u00e9 e dimorarvi, il contatto con se stessi \u00e8 il vissuto dell&#8217;anima.<br \/>\nComprendendo il concetto di empatia \u00e8 possibile cogliere come esso unifichi le diverse dimensioni dell&#8217;essere umano quali corporeit\u00e0, psiche e spiritualit\u00e0. La relazione con l&#8217;altro rivela il complesso gioco di dipendenza e autonomia tra vita psico-fisica e spirituale. L&#8217;empatia \u00e8 legata alla corporeit\u00e0 ed alla spiritualit\u00e0 al tempo stesso, rivela il grande valore del corpo e soprattutto la sua natura di segno in quanto esso rimanda ad altro ed \u00e8 relazione di interiorit\u00e0. Il vissuto del corpo \u00e8 un vissuto di ulteriorit\u00e0, cio\u00e8 un vissuto che immerge nella trascendenza relazionale dell&#8217;\u201doltre\u201d, non l&#8217;oltre nel senso di qualcosa di ultreterreno, ma nel senso della profondit\u00e0. Vivendo il proprio corpo si \u00e8 rimandati nell&#8217;interiorit\u00e0 dell&#8217;io.<br \/>\nL&#8217;empatia rivela la grandezza del sentire: \u201csentir male \u00e8 sentir poco. Oggi la relazione \u00e8 un canale ostruito\u201d, il mondo \u00e8 irrigidito, come ibernato ed \u00e8 necessario sviluppare la nostra sensibilit\u00e0 per sentire e capire unitariamente. Il sentire \u00e8 importantissimo perch\u00e9 il mondo dei sentimenti \u00e8 la zona pi\u00f9 profonda dell&#8217;uomo, il non sentire coincide col non sentire abbastanza realt\u00e0.<br \/>\nDi quanta pi\u00f9 realt\u00e0 una sensibilit\u00e0 diventa capace, tanto pi\u00f9 esatto sar\u00e0, da un lato, il sentimento delle differenze e delle priorit\u00e0 di valore, e dall&#8217;altro la ricchezza della sua personalit\u00e0 e il suo grado di individuazione. Qui essere e bene coincidono senza violenza per il senso comune perch\u00e9 si decresce in personalit\u00e0 e unicit\u00e0 nella misura in cui si riduce il sentimento di realt\u00e0, e nella misura in cui questo aumenta, si cresce. Non c&#8217;\u00e8 limite al crescere possibile, mentre c&#8217;\u00e8 un limite inferiore, lo zero del sentire personale, dove cessa ogni identit\u00e0 individuale: il luogo dell&#8217;uniformit\u00e0, dove la vita pulsionale, appetitiva si fa cieca forza, e del pensiero non resta che luogo comune e ideologia.<br \/>\nSi pu\u00f2 dire dell&#8217;empatia che essa sia una relazione di trascendenza poich\u00e9 l&#8217;altro non \u00e8 colui che descrivo, ma colui che incontro. Non \u00e8 riducibile a me, non esiste a partire da me. L&#8217;altro \u00e8 ulteriore a me, \u00e8 pi\u00f9 di quanto io capisca, posso coglierlo sul versante esteriore, della comunicazione, ed uno interiore che mi si fa presente nella totalit\u00e0 della persona. \u00c8 un intero di cui scorgo solo una parte, pi\u00f9 mi inoltro nel suo \u201cintero\u201d. Empatia \u00e8 non giudicare l&#8217;intero, questo non significa non indignarsi, non detestare azioni disoneste eccetera, ma non giudicare dell&#8217;essere di una persona.<br \/>\nL&#8217;attuazione dell&#8217;empatia corrisponde ad un \u201crendersi conto\u201d che \u00e8 relazionale, che trasforma anche me stesso per l&#8217;effetto dell&#8217;entrare nel mio orizzonte del sentire altrui. Sono allora invitato ad allargare la mia esperienza per accogliere la trascendenza dell&#8217;altro.<br \/>\n\u201cMentre cerco di chiarire a me stesso lo stato d&#8217;animo in cui l&#8217;altro si trova, questo non \u00e8 pi\u00f9 oggetto in senso proprio, ma mi ha coinvolto in s\u00e9. Ora non sono pi\u00f9 rivolto verso di lui, ma sono presso il suo soggetto, sono al posto di questo\u201d.<br \/>\nE ancora:\u201d Un amico \u2013 scrive la filosofa \u2013 viene da me e mi racconta che ha perduto suo fratello e io mi rendo conto del suo dolore. Che cos&#8217;\u00e8 questo rendersi conto? Non mi interessa qui capire su che cosa si fonda il suo dolore o da che cosa lo deduco(&#8230;). Non per quali vie arrivo a questo rendermi conto, ma che cosa \u00e8 in se stesso, questo \u00e8 ci\u00f2 che vorrei sapere\u201d .<br \/>\nPossiamo ora dire che l&#8217;empatia significa rendersi conto dell&#8217;essere in relazione e non un avvicinarsi al dolore fuori di s\u00e8, mediante un atto cognitivo o una rievocazione di un dolore vissuto precedentemente, questo si ridurrebbe ad un rimanere presso di s\u00e9, mentre l&#8217;empatia \u00e8 un movimento verso l&#8217;altro, non un fare, ma un essere in movimento di ospitalit\u00e0 e di ascolto, \u00e8 un ospitare la relazione, un uscire da s\u00e9 per rientrarvi con l&#8217;altro .<br \/>\nCi siamo rivolti al terapeuta credente offrendogli soltanto una proposta, un possibile sentiero da percorrere, ma gi\u00e0 qui emerge come la lezione della Stein offra un valido punto di riferimento per la comprensione dell&#8217;essere umano, non in astratto, ma in un&#8217;intuizione data dall&#8217;esperienza. La filosofa ci d\u00e0 la possibilit\u00e0 di mantenere integra la persona, non solo aperta al trascendente, ma costitutivamente tesa all&#8217;altro e all&#8217;Altro; traccia un percorso in cui viene valorizzata la filosofia cristiana, specie quella Scolastica, ma senza sottrarsi alla sfida della modernit\u00e0 (e della postmodernit\u00e0), offrendo una base filosofica-antropologica su cui innestare una nuova psicoterapia, rispettosa della struttura ultima dell&#8217;essere umano e del valore della persona intesa come unit\u00e0 di corpo vivente e anima .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La passione per l&#8217;intero di Edith Stein Edith Stein nacque a Breslavia il 12 ottobre 1891, nel giorno dello Yom Kippur, la festa del Perdono, era tedesca di lingua e di cultura ma di stirpe ebraica, allora molto sospettata. Il padre, commerciante di legname, mor\u00ec quando Edith aveva solo due anni, fu la madre, anche [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[44],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/301"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=301"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/301\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":689,"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/301\/revisions\/689"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=301"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=301"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=301"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}