{"id":356,"date":"2016-01-11T10:26:04","date_gmt":"2016-01-11T09:26:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/?p=356"},"modified":"2016-01-11T10:26:04","modified_gmt":"2016-01-11T09:26:04","slug":"se-per-i-giudici-laborto-e-sempre-un-diritto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/?p=356","title":{"rendered":"Se per i giudici l\u2019aborto \u00e8 sempre un diritto"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\" style=\"text-align: right;\"><span class=\"s1\">di Giacomo Rocchi (magistrato)<\/span><\/p>\n<p class=\"p5\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Le Sezioni Unite della Cassazione sono il massimo organo giurisprudenziale del nostro Paese: quando sorge una questione importante e discussa di interpretazione di una legge, questo organo superiore viene chiamato a dire l&#8217;ultima parola sull&#8217;effettivo contenuto della norma, su ci\u00f2 che l&#8217;ordinamento giuridico prevede, vieta e permette.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p6\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><b>Nella causa decisa con la sentenza n. 25767 depositata ieri, <\/b>i genitori di una bambina affetta da sindrome di Down avevano chiesto la condanna al risarcimento del danno dei sanitari e della struttura cui si erano rivolti, sostenendo che, dopo un esame con esito negativo eseguito al quarto mese di gravidanza per verificare se il feto fosse affetto da sindrome di Down, non erano seguiti altri approfondimenti bench\u00e9 i valori emersi non fossero corretti, cosicch\u00e9 la nascita non desiderata derivava da colpa dei medici. La domanda era stata presentata sia dalla madre per i danni che ella avrebbe subito, sia da entrambi i genitori a nome della figlia per quelli che la bambina avrebbe subito per il fatto di non essere stata abortita.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p6\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><b>Le Sezioni Unite hanno respinto la domanda presentata a nome della bambina (sconfessando una\u00a0<\/b>precedente sentenza); hanno invece chiesto ulteriori approfondimenti con riferimento alla domanda di risarcimento dei danni presentata dalla madre. Ma una madre ha diritto al risarcimento del danno per la nascita indesiderata di un figlio con sindrome di down? L&#8217;affermazione delle Sezioni Unite civili della Cassazione pesa come un macigno: \u00abDopo il novantesimo giorno di gravidanza, la presenza delle condizioni ivi rigorosamente tipizzate non ha solo efficacia esimente da responsabilit\u00e0 penale, ma genera un vero e proprio diritto all&#8217;autodeterminazione della gestante di optare per l&#8217;interruzione della gravidanza\u00bb\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p6\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><b>La legge 194 del 1978 sull&#8217;aborto, oltre ad essere iniqua, permettendo l&#8217;uccisione dell&#8217;innocente, \u00e8\u00a0<\/b>anche una legge ipocrita: vuole nascondere la sostanza della disciplina dietro diversi paraventi. Nei primi novanta giorni di gestazione, la libert\u00e0 della donna di abortire \u00e8 affermata, ma fatta precedere da un elenco di circostanze che renderebbero &#8220;pericolosa&#8221; la prosecuzione della gravidanza, anche se, in realt\u00e0, non hanno nessuna influenza sull&#8217;esecuzione dell&#8217;aborto, cui la donna pu\u00f2 sottoporsi in ogni caso dopo sette giorni dal colloquio (artt. 4 e 5). Per l&#8217;aborto dopo i novanta giorni lo schermo creato dal legislatore \u00e8 ancora pi\u00f9 spesso: negli articoli 6 e 7 non si parla di richiesta e di decisione della donna, ma solo di grave pericolo per la sua salute fisica o psichica e di accertamento e certificazione da parte dei medici. Insomma: l&#8217;aborto \u00e8 presentato come una necessit\u00e0 sanitaria, al pari dell&#8217;asportazione di un tumore, tanto che \u00e8 espressamente previsto un intervento urgente in caso di imminente pericolo per la vita della donna. \u00c8 il famoso &#8220;aborto terapeutico&#8221;.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p6\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><b>Le Sezioni Unite squarciano il velo e usano la parola esatta: autodeterminazione; cos\u00ec come nei primi<\/b>novanta giorni, anche nel prosieguo della gravidanza la donna ha la libert\u00e0 di scegliere di interromperla: ci\u00f2 che conta \u00e8 la sua volont\u00e0 di abortire. Ma il periodo avanzato della gravidanza \u00e8 proprio quello in cui si scoprono alcune \u00abrilevanti anomalie o malformazioni del nascituro\u00bb, che il legislatore aveva premurosamente previsto come causa di possibile grave pericolo per la salute della donna: proprio come avvenuto nel caso in questione.<\/span><\/p>\n<p class=\"p6\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><b>Tutto normale, tutto gi\u00e0 visto: medici gi\u00e0 condannati a risarcire i danni per avere impedito alla donna<\/b>di esercitare il suo diritto a interrompere la gravidanza, addirittura padre e fratelli anch&#8217;essi risarciti perch\u00e9 la presenza di un figlio e fratellino Down aveva peggiorato la loro qualit\u00e0 della vita \u2026 Oggi sono le Sezioni Unite a confermare che \u00e8 un diritto uccidere un bambino down per la sua condizione. Del resto: non lo aveva gi\u00e0 detto la Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo, per giustificare la diagnosi genetica preimpianto sugli embrioni (causa Costa Pavan: \u00abil sistema legislativo italiano manca di coerenza: da un lato, esso vieta l\u2019impianto limitato ai soli embrioni non affetti dalla malattia di cui i ricorrenti sono portatori sani; dall\u2019altro, autorizza i ricorrenti ad abortire un feto affetto da quella stessa patologia\u00bb)?\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p6\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><b>E non lo ha confermato la Corte Costituzionale per giustificare l&#8217;accesso alla fecondazione artificiale\u00a0di<\/b>\u00a0coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili (sentenza n. 96 del 2015: \u00abcon palese antinomia normativa, il nostro ordinamento consente, comunque, a tali coppie di perseguire l\u2019obiettivo di procreare un figlio non affetto dalla specifica patologia ereditaria di cui sono portatrici, attraverso la, innegabilmente pi\u00f9 traumatica, modalit\u00e0 della interruzione volontaria (anche reiterata) di gravidanze naturali \u2013 quale consentita (\u2026) dalla legge 22 maggio 1978, n. 194 quando, dalle ormai normali indagini prenatali, siano, appunto accertati processi patologici [\u2026] relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna\u00bb)?<\/span><\/p>\n<p class=\"p6\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><b>Forse abbiamo perso la capacit\u00e0 di scandalizzarci; forse diamo per scontato che la nascita di un<\/b>bambino down provochi un &#8220;danno&#8221; che qualcuno, in un modo o nell&#8217;altro, deve &#8220;risarcire&#8221; e che \u00e8 bene evitare; forse siamo stati educati, in questi 37 anni di vigenza, dalla legge 194, cos\u00ec da invocarne l&#8217;attuazione piena, invece che la sua abrogazione. Ecco: la legge 194 \u00e8 questa!\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p6\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><b>Nella sentenza delle Sezioni Unite si rinvengono molti altri spunti, anche positivi: come si \u00e8 detto, \u00e8<\/b>stato affermato che un bambino down o comunque disabile non ha diritto a essere risarcito per essere stato fatto nascere. La Corte, per\u00f2, \u00e8 attenta a non invadere campi ancora da &#8220;esplorare&#8221;: e cos\u00ec, dopo avere escluso che l&#8217;ordinamento riconosca il \u00abdiritto alla non vita\u00bb, la sentenza si affretta a precisare che si tratta di \u00abcosa diversa dal cd. diritto di staccare la spina, che comunque presupporrebbe una manifestazione positiva di volont\u00e0 ex ante (testamento biologico)\u00bb, inciso che fa apparire gi\u00e0 esistente un diritto a morire degli adulti che l&#8217;ordinamento non riconosce affatto.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p6\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><b>Leggiamo poi che le Sezioni Unite respingono una \u00abderiva eugenetica\u00bb, vale a dire \u00abil rischio di una\u00a0<\/b>reificazione dell&#8217;uomo, la cui vita verrebbe ad essere apprezzabile in ragione dell&#8217;integrit\u00e0 psicofisica\u00bb e richiamano la Corte Costituzionale tedesca per la \u00abchiara negazione che la vita di un bambino disabile possa mai considerarsi un danno, sul presupposto implicito che abbia minor valore di quella di un bambino sano\u00bb: tutto molto bello, ma che non ha fatto nascere nessun dubbio di costituzionalit\u00e0 della legge 194; quella legge che \u2013 diciamolo ancora! \u2013 riconosce come diritto l&#8217;uccisione di un bambino innocente, come dovere per lo Stato ucciderlo su richiesta, come obbligo per i medici di segnalarlo perch\u00e9 si provveda alla sua eliminazione, come danno da risarcire la sua nascita. Chiss\u00e0 se il periodo di Natale e la festa dei Santi Innocenti ci aiuteranno a comprendere e a reagire.\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giacomo Rocchi (magistrato) Le Sezioni Unite della Cassazione sono il massimo organo giurisprudenziale del nostro Paese: quando sorge una questione importante e discussa di interpretazione di una legge, questo organo superiore viene chiamato a dire l&#8217;ultima parola sull&#8217;effettivo contenuto della norma, su ci\u00f2 che l&#8217;ordinamento giuridico prevede, vieta e permette.\u00a0 Nella causa decisa con [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[45],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/356"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=356"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/356\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":357,"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/356\/revisions\/357"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=356"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=356"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.homer.it\/bioeticablog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=356"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}